Credit: Juan Carlos Greco / Imc.

Breve descrizione del popolo Warao

Un futuro senza canoe?

La gente delle canoe è nativa del delta dell’Orinoco. Oggi sono almeno 50mila, rappresentando la seconda etnia indigena del Venezuela. Con molti problemi, in primis l’abbandono dei luoghi d’origine e dell’elemento principe del proprio essere indigeni: l’acqua.

I Warao costituiscono una delle principali etnie indigene del Venezuela. Per numero infatti sono il secondo gruppo più numeroso dopo i Wayú (Guajiro). Secondo il censimento del 2011, i Warao sarebbero 48.771, una cifra probabilmente sottostimata.

Il loro nome è un’autodenominazione che significa gente (arao) di canoa o, secondo altri studiosi, gente delle terre basse. Gli indigeni chiamano i non Warao «hotarao», gente delle terre alte.

Sia in un caso che nell’altro il significato di Warao rimanda ai luoghi da essi abitati. Che sono i canali (caños) del delta dell’Orinoco e le aree adiacenti della Guayana Esequiba (un territorio conteso tra Guayana e Venezuela) , nonché gli stati venezuelani di Bolivar, Monagas e Sucre.

Conoscere l’ambiente naturale in cui vivono i Warao è indispensabile per capire questo popolo. Anche se esso è cambiato e sta cambiando a causa dei mutamenti climatici e dei disastri prodotti dell’uomo e anche se una parte consistente dei Warao si è urbanizzata (soprattutto a Tucupita, capoluogo del Delta Amacuro) o è emigrata – non si sa se in maniera stabile o temporanea – in Brasile.

Credit: Juan Carlos Greco / Imc.

L’acqua e le maree dell’Orinoco

Come si diceva, la gran parte delle comunità tradizionali dei Warao è posta lungo i canali dell’Orinoco. Questo fiume, che nasce nella cordigliera di Parima (massiccio della Guayana), ha una lunghezza di 2.140 chilometri e una portata d’acqua imponente, seconda soltanto a quella del Rio delle Amazzoni. Prima di gettarsi nell’Oceano Atlantico, l’Orinoco forma un delta che raggiunge un’apertura di circa 400 chilometri. La vastità della regione deltica determina diversità tra le comunità Warao a causa dei maggiori o minori contatti con il mondo non indigeno (criollo) e delle diverse condizioni di ciascun microambiente.

La vita è scandita dall’acqua. La stagione secca va da gennaio ad aprile, con molti canali che diventano salmastri. La successiva stagione delle piogge dura fino a settembre con una piena (detta creciente) che sommerge coste ed isole del delta. Le case dei Warao sorgono lungo i canali, ma sono costruite su palafitte proprio per essere pronte a resistere alle maree. Per sopravvivere nel delta è necessaria una conoscenza precisa dell’ambiente naturale, che comunque oggi risulta meno gestibile e prevedibile di un tempo a causa dei mutamenti prodotti da fattori antropici (inquinamento delle acque fluviali e deforestazione, su tutto).

Le attività tradizionali dei Warao sono la pesca (in particolare del morocoto o pirapitinga e dei granchi), la caccia e la raccolta di frutti silvestri. Ad esse si sono in seguito aggiunte alcune coltivazioni agricole, in primis quella del riso e poi la Colocasia Esculenta della quale vengono mangiati sia i tuberi (bolliti oppure grigliati) che le foglie (come verdure cotte).

La pianta autoctona per eccellenza è la palma di moriche (conosciuta come palma di buriti in Brasile), una vera ricchezza della natura. Tutti i suoi componenti sono infatti utilizzabili per fare prodotti di consumo o come alimento. Dall’amido del moriche si ricava una farina che è alla base della dieta dei Warao.

Come sempre accade per i popoli indigeni, la cosmovisione e la vita religiosa dei Warao sono difficili da comprendere per i bianchi. Quello che si può affermare è che tradizione orale e mondo magico-religioso sono strettamente legati all’ambiente naturale in cui essi vivono. La presenza e l’attività dei missionari sono cambiati nel corso del tempo, soprattutto in ambito cattolico. Dalla filosofia coloniale del «civilizzare l’indio selvaggio» si è passati a interventi nel campo dell’istruzione e della salute, rispettando i valori indigeni.

Negli ultimi anni, la situazione per le comunità Warao si è complicata a causa della presenza di varie bande criminali che agiscono impunite lungo l’Orinoco trafficando con la droga, la tratta delle donne e il contrabbando di benzina.

Credit: Juan Carlos Greco / Imc.

Un presente difficile, un futuro di incertezze

Al momento, il futuro dei Warao non pare promettente. Molte comunità lungo l’Orinoco sono state abbandonate o si sono spopolate. Molti indigeni si sono urbanizzati, ma senza una vera integrazione con i criollos. Altri sono emigrati, ma si trovano a vivere in una condizione di isolamento e pura sopravvivenza. Una parte consistente dei Warao, popolo delle canoe, sembra dunque aver perso per sempre la ragione prima del proprio nome.

Marco Bello e Paolo Moiola

 

Fonti principali:

  • H. Dieter Heinen, Los Warao, in «Los aborìgenes de Venezuela, volume III, Fundaciòn La Salle de Ciencias Naturales, Caracas 2011;
  • Cecilia Ayala Lafée-Wilbert – Werner Wilbert, La mujer warao, de recolectora deltana a recolectora urbana, Fundaciòn La Salle de Ciencias Naturales, Caracas 2008.